Musa e protagonista dello short movie di Fabrizio Talia e Fabio Mollo inserito nel progetto At Land, Simonetta Gianfelici si è lasciata guidare alla scoperta di Maya Deren, interpretando una donna che svela molto di sé, del suo mondo emotivo, del suo privato attraverso lo sguardo, il linguaggio del corpo, attraverso gesti semplici, come truccarsi o fumare una sigaretta.

Nella sala della Galleria D’arte Moderna di Roma- durante l’ultima edizione di AltaRoma – il suo magnetismo, la bellezza e l’eleganza delle sue movenze hanno lasciato le persone presenti letteralmente incollate allo schermo.

Raccontare chi è Simonetta Gianfelici, senza scadere nelle solite banalità un po’ da wikipedia – ex Supermodella (prima tra le italiane) che ha sfilato per Thierry Mugler, Gianfranco Ferrè, posato per artisti come Helmut Newton – è complesso perché per prima cosa si deve superare tutto il background che si porta dietro, le sue catwalk di Mugler o le foto di Newton appunto (e solo per essere stringati), per raccontare una donna che conosce la moda, che si è messa a disposizione dei giovani siano essi designer, giornalisti, webziner o blogger, unico diktat che sappiano trasmettere emozioni, professionalità e che siano disposti a crescere, coscienti che in fondo non si è mai arrivati e che il divenire è il motore portante (della creatività di moda, per non dire dell’esistenza stessa).

L’abbiamo incontrata

Lei è la protagonista assoluta dell’opera di Fabrizio Talia e Fabio Mollo, ma più che la sua immagine a dominare sono le sue emozioni, i suoi gesti. Come sono uscite fuori queste emozioni così profonde, che tipo di lavoro ha fatto lei e cosa le era stato chiesto?

Quello che mi è stato sicuramente di grande aiuto è tutta la ricerca iconografica fatta da Fabrizio Talia quando mi ha sottoposto il progetto di questo film sulla cineasta degli anni 40/50 di origini ucraine, poi trasferitasi a New York Maya Deren.

Maya Deren parla del tempo e del rapporto che le donne hanno con il tempo. Rispetto alla realtà maschile le donne hanno bisogno di molto tempo per vivere le proprie trasformazioni, tanto da sviluppare quasi una naturale capacità, un’inclinazione dell’attesa.

Mentre all’universo maschile è associato un tempo rapido in cui raggiungere i propri obiettivi, le proprie finalità, le donne hanno bisogno di sentimenti e intenti molto profondi che accompagnino quest’attesa della propria trasformazione. Questo era il tema sul quale abbiamo lavorato.

Quello che invece è riuscito a catturare Fabio Mollo, regista di quest’opera, è stato il tempo di vivere queste emozioni in un fluire molto naturale, molto intimo. È stato un osservatore che ha saputo attendere che il set, la musica, le parole di Fabrizio facessero venire fuori le emozioni che ha condiviso con me, l’intimità senza turbarla.

Il rispetto di questa profonda intimità mi ha sicuramente messo a mio agio.

Quello a noi spettatori è arrivato è si quell’’intimità di cui parla, ma anche una sorta d’imbarazzo molto affascinante soprattutto legato a un’icona come lei abituata a considerare la sua immagine pubblica. Abbiamo avuto la sensazione di essere riusciti a entrare in una stanza privata dove fino ad ora non era stato mai fatto entrare nessuno. È vero secondo lei?

Sì, è vero. Credo che lui l’abbia cercato. Già dalle opinioni che avevamo scambiato prima d’iniziare a girare sicuramente ci sono stati dei momenti più estetici che hanno viaggiato più in superficie, ma la sua bravura ha fatto sì che riuscisse a cogliere questa relazione molto intima, quasi come se le nostre anime si parlassero in questa mancanza di suoni.

C’è stato un rapporto di grande fiducia, una comunicazione molto profonda. È come se lui avesse avuto accesso a una stanza veramente molto privata.

Per far uscire quell’immagine sicuramente non legata all’icona Simonetta, ma quella più privata, più segreta.

Fabio ha restituito anche a me quell’immagine privata che io normalmente non lascio e non desidero esporre.

 

Lei ha lavorato con i più importanti nomi della moda eppure si è messa a disposizione di un progetto di due persone molto giovani e lo fa ogni volta che fa ricerca per Who Is On Next? o che si ferma a parlare con giovani webziner, blogger, o con chi vuole scoprire il mondo della moda. Che cosa cerca nei giovani e quando un giovane designer, un progetto, le fa dire: “Mi piace, m’interessa”?

I giovani intanto continuano a rinnovare la mia curiosità e la mia energia rispetto a un mondo che io vivo da molto tempo.

L’idea di passare attraverso le varie epoche costituisce un patrimonio, ma se non fossi in grado di rinnovarlo tutto questo patrimonio andrebbe perduto ed io stessa non avrei motivo e invece credo che quest’attualità mi consenta di vivere serenamente i miei cambiamenti professionali e umani senza nessun tipo di nostalgia.

Non sono una nostalgica, sono una volubile, ho bisogno di rinnovarmi con nuove sfide e i giovani mi propongono ogni giorno questo ed io non posso che schierarmi con loro per fare in modo che questa new wave che sta rilanciando la moda, diventi poi un momento storico.

Quello che m’interessa è lasciare un segno, una traccia. Quello che mi piace di loro in alcuni casi sono le idee, ma quello che mi colpisce è la loro cultura, la loro sensibilità. La cultura non ti rende colonizzabile, non ti rende riproducibile.

L’esperienza più bella di Who Is On Next? è riuscire a entrare in contatto con i giovani e con la loro energia, il loro desiderio. È chiaro che non guardo esclusivamente lo stile, ma la professionalità, la determinazione nel perseguire i propri intenti.

Ogni progetto deve avere una propria identità e se ha delle forti basi culturali, ha la possibilità di crescere di evolversi senza stravolgere questo profondo senso radicato delle proprie origini.

Una cosa per me molto importante è non esporre nessuno, se non è arrivato il momento per farlo, perché Who Is On Next? è un’opportunità che i partecipanti devono poter cogliere pienamente e non voglio mettere a repentaglio il loro lavoro, l’altra è far capire che segna soltanto un momento del loro percorso e non deve stravolgerlo, quindi devono essere molto forti e molto consapevoli di quello che sono le loro caratteristiche principali.

Devono saper utilizzare tutti gli strumenti che oggi hanno a disposizione, ma non devono rincorrere le tendenze per poter piacere a tutti, ma declinarle in base al loro essere, per non perdere mai di vista il loro punto di partenza.

A proposito dell'autore

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted, nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. Freitag addicted le vorrei avere tutte. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.

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